la storia dell’egittologo Luis Caparat, e la scoperta aliena

Negli ultimi anni sono sempre più numerose le teorie che affermano che in passato esseri provenienti da altri pianeti abbiano visitato la Terra. Le testimonianze dei viaggi interstellari sarebbero reperibili nelle leggende di vari popoli, molto distanti tra loro sia in fisicamente che temporalmente, che hanno in comune credenze e usi e talvolta anche nomi. Secondo lo scrittore studioso di Ufo e archeologia Zacharia Sitchin, potremmo rivenire informazioni importanti che suffragano la teoria delle visite di esseri non umani nella mitologia greca, sumera e latina. Personaggi potenti e ricchi di armamentari così evoluti da non poter essere neppure immaginati da chi ha vissuto migliaia di anni fa; Dei e Dee che vivevano arroccati in luoghi irraggiungibili e che si muovevano su carri di fuoco o su nuvole; talvolta si innamoravano degli umani e generavano dei figli, altre volte li perseguitavano.   Che fossero alieni stanziatisi sul nostro pianeta per chissà quale motivo non possiamo metterci la mano sul fuoco. Secondo alcuni teorici gli alieni sarebbero i nostri genitori e potremmo trovare il tassello mancante nel puzzle dell’evoluzione darwiniana proprio nel loro intervento genetico che ci mutò da scimmie a esseri evoluti. Tuttavia pur vivendo in un’epoca di grandi rivelazioni, queste non assurgono mai a verità, ma stanno sotto il giogo del condizionale. E’ d’obbligo l’uso del condizionale anche nel raccontare la storia dell’ egittologo Louis Caparat, il quale sostiene di aver fatto una scoperta sensazionale nel 1987. La ragione era un po’ sentenziosa:

Caparat affermava che non erano state ancora scoperte le sale più importanti della piramide. Solamente i suoi tre aiutanti e lui avrebbero potuto scavare in quel luogo ed accedere ai tesori occulti.

Il ministro della Pubblica Istruzione ed l cancelliere francese di allora vollero almeno delle prove.   Caparat portò in questa fase una serie di piani e manoscritti dove si affermava – in un certo modo – che tra i siti scoperti dagli inizi del secolo fino agli anni ’80 c’erano delle zone grigie. I precedenti archeologi non avevano potuto accedere a quei luoghi. Caparat presentò anche una lettera di una industria nordamericana che metteva a disposizione una moderna scavatrice che avrebbe aiutato molto il lavoro. Il ministro chiese una settimana di pausa. Nell’inverno dell’88, Caparat ed i suoi assistenti già stavano scavando dentro Cheope.   Gli furono concessi quattro mesi, con la possibilità di estendere il periodo se si arrivava a trovare qualche indizio. Il lavoro fu preciso ed arrivò a far esaurire l’archeologo. La tenace persistenza, nonostante tutto, fu il suo miglior consigliere. Avanzavano con rapidità giorno dopo giorno. La scavatrice americana funzionava con incredibile successo; si bloccò in alcuni punti. Un breve tempo uno degli aiutanti di Caparat – Ernest – iniziò a provare un disturbo al petto. Non poteva ingerire nessun alimento. Vomitava in modo strano, non riusciva a dormire e si arrabbiava quando lo toccavano. Una suggestiva macchia rossa gli circondava il collo. L’archeologo lo accompagnò all’ospedale più vicino. Per sua sfortuna dovettero ricoverarlo. I medici lo esaminarono. Sembrava soffrire di un virus non ben identificato che atrofizzava i condotti interni dei polmoni.   Le fosse nasali emanavano una grande quantità muco di colore rossastro.     Come tanti archeologi anche Caparat ha sempre affermato che quanto sappiamo sulle piramidi egizie è solo una piccola verità e anche gli scavi archeologici portano alla luce unicamente una piccola parte di quanto è celato sotto la sabbia. Ma non sarebbe solo la sabbia a nascondere qualcosa, sarebbero coloro che non vedono di buon occhio rivoluzioni importanti alla storia, come se questa fosse un qualcosa di preconfezionato e immutabile o come se fosse sconveniente mutare o rivelare qualcosa di diverso da quanto è stato scritto. In accordo con il governo Egiziano fu concesso a Caparat di scavare sotto la piramide di Cheope per fare luce su eventuali zone non ancora rivenute. In breve tempo l’equipe che faceva capo all’archeologo francese reperì una galleria inesplorata che conduceva ad una stanza. Con incredibile sorpresa, dentro la stanza, si dice esser stato reperito un sarcofago in cristallo contenente le spoglie di una creatura che in apparenza non sarebbe stata umana. Accanto al presunto umanoide un papiro che venne scrupolosamente tradotto dallo stesso archeologo. Il contenuto sarebbe stato un patto tra l’alieno e Cheope; il primo offriva conoscenza e protezione in cambio di ospitalità fino alla sua morte. Il lavoro di Caparat venne bruscamente interrotto dal governo egiziano che sequestrò quanto scoperto e rispedì l’archeologo frettolosamente in Francia. Attualmente non sappiamo se quanto sopra riportato corrisponda effettivamente a verità o se sia una esagerazione mediatica. Certo è che alcuni giornali riportarono la sensazionale notizia. Quotidiani egiziani riportarono la notizia del reperimento di una statua di pietra in una teca di cristallo. La notizia tuttavia non ha mai avuto particolare clamore, come non l’ ha avuto neppure il ritrovamento in alcune tombe egizie di particolari raffigurazioni sulla pietra che, apparentemente, sembrerebbero umanoidi alieni. Come mai certe notizie, seppur con il tenore di semplice curiosità o di supposizioni,  non vengono prese in considerazione dai media? Forse per certi versi respiriamo ancora i fumi della sacra Inquisizione che bruciò sul fuoco dell’ignoranza chi ardiva proporre qualcosa di diverso. Un strana storia sulla Grande Piramide di Giza è apparsa a marzo 2000 riportata dal quotidiano egiziano Rose El-Yussuf. Secondo quanto scritto, nel 1988 l’egittologo francese Louis Caparat,

“ha scoperto una stanza segreta nella Grande Piramide di Cheope(il suo nome greco. Il vero nome del faraone era Khufi –J.T.).”

L’alieno umanoide,

“fu ritrovato in una cassa di cristallo trasparente. Sulle prime l’alieno sembrava ibernato” o in uno sonno apparente.

Caparat riportò” di avere trovato anche un testo scritto su un papiro” che descriveva l’incontro tra il faraone Khufu con l’alieno, che gli disse che i viaggiatori della sua specie sarebbero arrivati dallo spazio. L’alieno, si suppone, che suggerì il disegno della piramide e persuase gli Egiziani a costruirla come loro luogo dopo la morte.

“Caparat mandò un messaggio ad un suo collega in Spagna, Francisco de Braga, un biologo, invitandolo a venire in Egitto” a prelevare campioni di sangue, cellule, tessuto e DNA dell’alieno morto.

Ma quando il dott. De Braga arrivò al Cairo, fu fermato dal Ministro di Stato della Sicurezza e rimesso su un aereo per Madrid. Secondo Rose El-Yusuf, l’alieno morto fu portato in un laboratorio in una località sconosciuta, dall’Intelligence egiziana.   (Grazie a Wisam Mohammad e Alfredo Dissoni per questa storia)   Commento dell’Editore: Mie cari lettori, prendete questa storia con un grano di sale. Misteriosi corpi morti furono ritrovati attorno la Grande Piramide fin dai tempi di Abdullah Al Mamun che per primo entrò nella struttura nell’813 a.C. Abdullah che fu il figlio del califfo Haroun Al Raschid, trovò un gruppo di egiziani che con alacrità fece un buco giusto nella parete della Piramide. Secondo l’autore Peter Tompkins:

“Alcuni autori arabi hanno riportato che Al Mamun trovò nel sarcofago una statua di pietra dalle forme umane. All’interno, essi dissero, un corpo che portava un pettorale d’oro con molte pietre preziose, una spada incredibile sul suo petto, un rubino sulla testa grande come un uovo che sprizzava luce come fosse giorno. “Vedi I segreti della Grande Piramide di Peter Tompkins, Harper and Row, New York, N.Y. 1971, pag. 15.”

Bisogna comunque dire che ci sono tanti racconti sulla Grande Piramide che girano fin dal 1996, compresa la visita del gruppo dell’UNESCO, con veicoli militari ed elicotteri neri visti a Giza, ed il recente giro della grande costruzione.

fonte: il conte rovescio

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